Ok, siamo finalmente arrivati alla prima pappa. Al tagliando dei sei mesi, il pediatra fornisce tutte le mamme di quel foglio con le prescrizioni per la pappa senza il quale sembra che sia impossibile cominciare.
Donne che hanno cucinato senza seguire mai un ricettario in tutta la loro vita, si trovano improvvisamente a venerare quello schemino che racconta quando inserire la carota, quando la zucchina, quando il cucchiaino di parmigiano nella pappa. Risultato: una sbobba più o meno verdognola che ha sempre più o meno lo stesso sapore e che viene propinata con regolare e indefessa ostinazione al povero innocente seimesenne immobilizzato in un seggiolone. Ma siamo sicuri che funzioni così?
Facciamo finta di essere il seimesenne per qualche riga.
In questi sei mesi ci siamo costruiti un idea di come funziona il mondo e di quante cose interessanti ci può mostrare. Siamo molto interessati a scoprirne il più possibile (a volte anche a discapito della poppata o del pisolino, se la scoperta lo merita davvero) e ultimamente ci sembra che mamma e papà facciano spesso un gioco che a loro piace molto e che anche noi vorremmo capire. Li guardiamo preparare la tavola, affaccendarsi ai fornelli, mescolare nelle pentole, rosolare nelle padelle, infornare nelle teglie, disporre tutta una serie di cose coloratissime e di apparente diversa consistenza in piatti che vengono disposti sempre nello stesso ordine sopra il tavolo e poi si mettono a giocare. Prendono delle cose di metallo, infilzano quelle cose colorate e le mettono in bocca. Sembra che sia proprio divertente. Però non ci fanno giocare con loro. Poi improvvisamente succede che ci propongono un nuovo gioco in cui c’è sempre un piatto di mezzo, ma niente a che vedere con quel tripudio di colori forme e consistenze che ci sono quando giocano loro. Nel gioco per noi piccoli c’è un piatto pieno di una cosa liquida verdina che la mamma tiene ben lontano dalle nostre manine. Non ci sono bicchieri, posate, tovaglie, ma solo quel piatto e un cucchiaino che ci si tuffa dentro e poi ci viene infilato in bocca. A noi piace sperimentare, quindi apriamo la bocca per assaggiare, ciucciamo il cucchiaino e sentiamo quel liquido caldo che ci sbrodola sul mento. Proviamo a prenderlo con le manine ma alla mamma non piace se lo tocchiamo, e se qualche volta ci riusciamo lo toglie subito con un panno. Dopo qualche prova siamo imbrattati di roba verdolina un po’ dovunque e ne abbiamo ingoiata più o meno mezzo cucchiaino in tutto. Il gioco è bello quando dura poco mamma, adesso abbiamo fame e vorremmo la tetta! Quando apriamo la bocca per farle capire questo concetto fondamentale, lei trova che sia divertentissimo infilarci dentro un cucchiaino stracolmo di quella cosa liquida che chiama pappa, e ce la spinge fin giù in gola. Ci viene da tossire e da piangere. A questo punto sembra che anche lei non si diverta più. Raccoglie la pappa spalmata nel seggiolone, quella sulle nostre mani e sui nostri capelli, che ci siamo toccati dopo aver affondato due dita in bocca. La tetta non arriverà, perché sul foglio c’è scritto che quella pappa sostituisce la poppata. Per noi è incomprensibile! Non siamo per niente sazi e non sappiamo neppure che quel gioco significa mangiare.

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