Oggi è stata una giornata veramente faticosa, ma mi sentivo stanca e ci ho messo parecchio ad essere reattiva. Nel frattempo intorno a me l’attività era febbrile. Tutti correvano di qua e di là e mi si urlava di fare in fretta. Io ero ancora insonnolita e quel trambusto mi dava davvero fastidio. Mi hanno infilato una maglia a forza, dicendomi che eravamo in ritardo e che ci avevo messo un sacco a svegliarmi, nonostante i tentativi fossero iniziati molto tempo prima. Volevano aiutarmi a mettere anche le scarpe ma mi sono rifiutata. A quel punto ero sveglia e questo atto di violenza non mi andava proprio giù. Dato il clima ci ho messo molto più del necessario per metterle, forse in definitiva ero proprio assonnata. Poi ho scoperto che non c’era tempo per fare colazione e bisognava sbrigarsi per non restare bloccati nel traffico. Mi sono dovuta accontentare di un succo e una merendina da mangiare in macchina. A me tutta questa fretta pareva davvero ingiustificata e poi proprio in quel momento ho sentito l’impellente impulso di andare al bagno. Tutto questo ha rallentato decisamente la tabella di marcia e la tensione è cresciuta. Dato questo infausto inizio, ho pensato che la giornata avrebbe richiesto il mio fedele portafortuna. Ma dove lo avevo lasciato? Armadio, tavolo, letto, cucina, bagno. Ho guardato dappertutto ma niente. La cosa mi ha innervosito parecchio, non avevo voglia di uscire senza. Alla fine mi sono convinta di averlo lasciato in macchina e sono stata letteralmente trascinata fuori di casa. Ormai il ritardo era palese, ma che potevo farci? In effetti il mio portafortuna era lì sul sedile posteriore e trovarlo mi ha tranquillizzata un po’, devo ammetterlo. Il traffico invece mi ha stressata parecchio, anche se non ero io a guidare, ma il nervosismo nell’abitacolo mi ha contagiata e quando siamo arrivati ero davvero imbronciata. Neppure una chiacchierata durante il percorso, nessuna musica nello stereo, ho pensato che tutto questo fosse colpa mia e mi sono intristita moltissimo. Avevo gli occhi gonfi quando sono scesa e non avevo voglia neppure di salutare.

Oggi è stata una giornata veramente faticosa. Ho capito che era cominciata male quando mi sono dovuta alzare prima che fossi davvero riposata. C’erano tante cose da fare ma avrei davvero voluto dormire almeno un ora in più. Invece no. Ho dovuto alzarmi e svegliare gli altri, lavarmi e vestirmi mentre loro se la prendevano comoda. Non potevo evitare di gridare di fare in fretta e mi sembrava che andassero tutti a rallentatore. Poi sono rimasta con lei e ho cominciato a vestirla perché da sola ci avrebbe messo un eternità, ma ovviamente arrivata alle scarpe è scoppiata la bomba. Doveva farlo lei. Che stress! Proprio oggi che ho tutte queste cose da fare e devo sbrigarmi! Ci ha messo dieci minuti interi e si è giocata il tempo della colazione. Pazienza, mangerà in macchina. Non ho fatto in tempo a prendere una merendina e un succo che si è bloccata in mezzo al corridoio. Oh no! La cacca no! E invece sì. Altro tempo. Altro ritardo. Che nervoso! Ok, mi rimbocco le maniche, forse possiamo ancora farcela! Ma che fa? Andiamo!! La giraffina viola? Non so dove sia, prendi il coniglietto! Se comincia a piangere è finita … dai cerchiamo insieme … non c’è da nessuna parte, vedrai che è rimasta in macchina. L’ho convinta … meno male! Sono già sudata … andiamo, di corsaaa!! Una volta in macchina la giraffina era lì sul sedile. Per fortuna! Dai che forse abbiamo solo 10 minuti di ritardo, ma guarda quel cretino come guida! No il semaforo rosso noooo, ma ci si mettono tutti oggi? Dai che siamo quasi arrivati, poi devo passare dal commercialista, ma che fa mi taglia la strada? Una clacsonata non gliela leva nessuno! Mamma mia che mattinata infernale! Meno male che siamo arrivate. Dai amore scendi che la maestra ti aspetta … che fai? Perché piangi adesso?

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