A volte lo stress di una gravidanza difficile, la mancanza di un sostegno adeguato, qualche reale difficoltà durante il parto e le continue insinuazioni sulle capacità della donna di allattare, possono fare così presa sulla fiducia di una neomadre da compromettere seriamente la buona riuscita del suo allattamento. A volte si allatta solo qualche mese, altre volte si arriva alla fatidica soglia dei 6 mesi, altre volte già nei primi giorni di vita del bebè si integra il latte materno con la formula per poi passare all’allattamento artificiale. Per la mamma è davvero un passaggio emotivamente intenso. Pur non avendo alcuna colpa, spesso vive questa situazione come un fallimento personale, e attorno a lei ben poche figure sono in grado di sostenerla, di darle supporto emotivo, di fornirle informazioni tempestive su come può scegliere di affrontare il momento. E spesso neppure lei sa che esistono figure specializzate a cui potrebbe affidarsi.
Qualunque sia il motivo per il quale l’allattamento è avviato alla sua conclusione, e qualunque sia il momento in cui questa conclusione avviene, sembra che il passaggio alla formula o ad uno svezzamento precoce sia sufficiente ad archiviare il problema per tutti. Ma per la mamma e il bambino non sempre è così. Non lo è dal punto di vista della relazione quantomeno. Per questo si crea un gap tra il vissuto della neomamma e quello attorno a lei. A volte neppure il neopapà si rende conto che il tempo di decidere di terminare l’allattamento al seno spesso non coincide con il tempo emotivo di chiudere questa fase. Questo induce molte mamme ad evitare persino di parlarne, per non sentirsi incomprese o giudicate. In fondo, nella loro esperienza, alle altre non è successo nulla del genere. Hanno felicemente allattato al seno, oppure hanno usato il biberon senza grandi difficoltà. La realtà invece è che, mancando l’adeguato sostegno, spesso le donne evitano di esporsi nel raccontare le loro difficoltà a gestire questo momento. Ognuna crede dunque di essere sola, o tra poche. Può provare vergogna, impotenza, o anche inadeguatezza.
A volte queste mamme sanno bene che le poche gocce di latte che producono non sono sufficienti per una poppata ma sentono comunque il desiderio di offrirle ai loro bimbi, all’inizio della poppata o come coccola per addormentarli. A volte sono convinte che questo sia comunque un bel gesto da fare, a volte scelgono di continuare per poter offrire copertura immunitaria al piccolo, altre volte stanno semplicemente facendo amicizia con l’idea non facile da gestire che l’allattamento è finito. A queste mamme non serve una voce esterna che dica loro di smetterla, che tanto ormai non c’è più latte da dare, che tanto è come acqua, che è solo una fissazione. Non hanno bisogno di esortazioni a lasciare che il figlio si renda indipendente. Non vogliono ascoltare giudizi su come devono cessare di offire il latte dal loro seno. A queste mamme serve l’empatia per il momento che stanno passando, per le difficoltà che le hanno condotte a terminare precocemente di allattare, per le sensazioni di impotenza davanti a eventi che non sempre sono in grado di cambiare. Queste mamme hanno bisogno di tempo per passare gradualmente ad un nuovo equilibrio con il loro bambino, di sostegno durante gli inevitabili momenti in cui non allattare metterà loro tristezza, hanno bisogno di vedere accolti i loro vissuti senza giudizi di valore, per poter superare lo scalino con serenità.
Le mamme non sono tutte uguali, così come non lo sono tutti i bambini. E gli allattamenti non sono tutti uguali. Quando un allattamento si avvia al suo termine dietro c’è una storia che non si può riassumere con una etichetta. Una mamma che riceve un commento come “ma dai tanto cresce bene anche con il biberon” sente di non essere vista come persona, di essere svalutata come madre, e questa sensazione non la aiuta a far fronte al cambiamento con il giusto stato d’animo. Accogliere il suo vissuto senza apostrofare le sue scelte come inadeguate, o minimizzare l’emozione che sente, e invece predisporsi ad ascoltare e osservare quello che per lei è importante condividere, la aiuterà senz’altro meglio di qualsiasi prescrizione, consiglio o giudizio.

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