Come abbiamo detto, il bambino non è fisiologicamente pronto ad essere svezzato prima dei sei mesi, in quanto la natura ha predisposto per lui l’utilizzo del riflesso di suzione, già presente nella vita intrauterina, per nutrirlo in maniera adeguata. Alla luce di questo dato però non dobbiamo pensare che il giorno successivo sia pronto per mangiarsi un piatto di fettuccine al ragù. O quantomeno non tutto il piatto!
Perduto il comportamento involontario di voltarsi a cercare il capezzolo, si ritiene che il riflesso della suzione permanga ancora qualche mese, ma il bambino è pronto ad imparare qualcosa di nuovo e non solo per esigenze nutrizionali o fisiologiche. E’ vero che dal punto di vista dell’alimentazione il bambino è perfettamente in grado di ascoltare il proprio fabbisogno e dirigere la sua attenzione verso quello che gli serve (abilità che noi adulti abbiamo dimenticato di esercitare perché ci siamo inscatolati dentro ad un fitto intreccio di orari prestabiliti, convenzioni sociali, scelte commerciali, preferenze edonistiche), ma è ancor più vero che il bambino comincia ad interessarsi al cibo per curiosità, per imitazione, per esplorazione.
In prossimità dei cinque – sei mesi (ogni bambino è un individuo a sé e lo sviluppo cognitivo segue un ritmo personalizzato) il bambino che ha occasione di assistere ai pasti dei suoi genitori sarà incuriosito da questo gioco che si ripete più volte al giorno e che sembra piacere molto a mamma e papà. Seguirà la forchetta dal piatto alla bocca e resterà incantato a guardare i movimenti della masticazione. Per lui non è mangiare. E’ solo una delle tante cose misteriose che fanno i grandi e che vorrebbe copiare. Non appena gli è permesso proverà ad allungare una manina sul vostro piatto per capire di cosa lo avete riempito. Per conoscere il mondo utilizza i suoi canali, guardare, toccare, assaggiare. E’così che l’avventura inizia. Ciucciando la sua manina impiastricciata, esplora questo nuovo universo fatto di quegli stessi sapori che in fondo in fondo ha anche il suo latte, ma stavolta sono molto più concentrati e interessanti. Questi assaggi estemporanei sono i suoi primi passi verso un alimentazione nuova, che sarà ancora composta per lo più da latte, ma che pian piano gli farà sperimentare un caleidoscopio di nuove sensazioni percettive e gli permetterà di crescere. Questo passaggio può essere dolce e naturale se si lascia al bambino l’iniziativa, senza forzarlo ad orari o scelte gastronomiche imposte, e soprattutto se si aspetta che sia lui a dimostrare di voler iniziare. A volte i bimbi sono già particolarmente interessati a sei mesi o prima, altri invece sembrano farsi bastare il loro latte fino ai sette o otto mesi. Non esiste una giusta età per cominciare, ma esiste una età in cui la sua fisiologia non lo permette. Conoscere questo dato può essere utile a molti genitori che si chiedono come mai il loro figlio sputa tutta la pappa. Probabilmente sta cercando di ciucciare il cucchiaino come fa con il capezzolo, e il risultato è che non mangia un granché e non sa neppure che sta mangiando.

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