Una sentenza che spesso le neomamme si trovano a dover ascoltare e che non ha un effetto benefico sulla loro competenza genitoriale, sia per il messaggio svalutante che contiene sia perché è un’affermazione del tutto errata. Non si capisce infatti per quale ragione la specie umana sia considerata l’unica in grado di cambiare la composizione del latte materno per passare da un alimento completo per la crescita dei piccoli ad una sostanza priva di nutrimento paragonabile all’acqua. La realtà è ben diversa.
La specie umana, appartiene alla classe dei mammiferi, e come tale utilizza l’allattamento per provvedere al nutrimento della prole, dalla nascita fino a quando essa non è in grado di nutrirsi di cibo solido in maniera autonoma. L’essere umano si comporta dunque come le altre 5400 specie di mammiferi, e senza andare troppo lontano con i paragoni (la mucca è quella più gettonata ma è un mammifero diverso dall’uomo) è perfettamente in grado di allattare con successo e fin quando è utile, esattamente come tutti gli altri primati, scimpanzè, gorilla e oranghi.
Eppure molte mamme si sentono dire questa fatidica frase, se il bambino chiede “troppo spesso” di poppare, se ha un ritmo di crescita giudicato insufficiente, se la poppata dura più dei fatidici 10 minuti per ogni seno. La colpa è del latte che non è più nutriente, con buona pace delle caratteristiche di specie e delle evidenze scientifiche. Questo incide in maniera sostanziale sul sentimento di adeguatezza e sul senso di competenza materno, che di fronte ad un dato proveniente da persone di fiducia e riscontrato nel sentire collettivo, finisce per crederci, comportando un reale impoverimento della produzione. La lattazione è un fenomeno ormonale e lo stato umorale influisce con estrema facilità sulla produzione ormonale. Detto fatto. Il latte non basta più sul serio. La profezia si autoavvera e si alimenta nel pensare comune.
In realtà, non esistono dati scientifici che dimostrano questa affermazione. Il latte materno umano ha un aspetto opalescente che confrontato con il latte pastorizzato di mucca sembra acquoso, ma questa sua consistenza non è indice della sua composizione. Trattato allo stesso modo probabilmente sarebbe indistinguibile. Ugualmente bianco, consistente e pastoso . La sua composizione è ideale per il bebè, così come la composizione del latte di mucca è ideale per il vitello.
Dunque, possiamo star certe che non è la qualità del latte materno che determina la crescita del bambino in sintonia con le tabelle di accrescimento (ma siamo sicure che vogliamo paragonare nostro figlio a un gruppo di 100 bambini sistemati in una tabella e sentirci felici o tristi in base a quanti sono più pesanti di lui e quanti meno?) bensì la qualità del clima emotivo che la mamma e la famiglia al completo sperimentano attorno a sé con l’arrivo del bebè. Non potendo controllare tutti gli eventi che ci circondano, non possiamo essere certe che il personale ospedaliero ci tuteli e ci incoraggi nelle prime ore dopo la nascita verso un percorso di allattamento naturale, e neppure (ahimè) avere la certezza dell’immunità dallo stress nel periodo dell’allattamento, ma conoscendo quanto questo influisce sulla montata lattea possiamo proteggerci dalle preoccupazioni e dalle ansie. Questa forma di prevenzione, se attuata dall’intero nucleo familiare, tutela il buon andamento dell’allattamento e permette di affrontare con maggior serenità anche gli eventuali intoppi. Credendo nella propria capacità di allattare il bambino e coltivando la realistica possibilità di farcela anche se per qualche ragione si è dovuta introdurre qualche poppata al biberon, la mamma può affrontare un prolungato e sereno periodo di allattamento.

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