L’arrivo di un bambino coglie sempre un pochino alla sprovvista, e molte mamme vivono un periodo di accentuata sensibilità nelle prime settimane, chiamato comunemente Maternity blues. Molte non ne sono informate, non ne conoscono le cause, non hanno mai sentito amiche raccontare di questa fragilità emotiva e non sanno che riguarda il 70% delle neomamme.
Essendo così comune non c’è da sentirsi diverse, ma neppure è il caso di rassegnarsi a subire uno stato d’animo altalenante. Tra le varie cose che molte non sanno c’è anche questa: esistono mamme che affrontano il baby blues. E cominciano fin da prima del parto, focalizzando l’attenzione su piccole-grandi cose che le aiuteranno a preparare un pochino il terreno ad una genitorialità più serena.
Lo stress è essenzialmente il nemico trasversale che andrebbe arginato il più possibile fin dalla gravidanza (e perché no anche molto prima e molto dopo!) mettendo in atto azioni e comportamenti volti a creare climi distesi, senza giudizio, che producano sentimenti positivi.
Come? Ecco alcuni esempi concreti.
1.Spedizioni giocose al supermercato assieme al papà per fare il pieno di tutti i prodotti non deperibili che si possono conservare in dispensa. Acchiappare l’offerta speciale di salviettine per l’igiene del bimbo o di pannolini, di saponi o detersivi, di pasta, riso, biscotti, legumi secchi o caffè, di tutto quello che si può conservare senza difficoltà, diventa una piccola caccia al tesoro che garantisce alla neomamma qualche momento allegro con il papà prima del parto e un discreto risparmio di tempo dopo la nascita. Con il piccolino, uscire sarà un momento spensierato, in cui la spesa è ridotta ai pochi generi di prima necessità, il pane, la frutta fresca e poco più, e il resto è una passeggiata rilassante senza pesi eccessivi da portare.
2.Sessioni estemporanee di master chef nella propria cucina, in cui mamma e papà si cimentano nella preparazione delle ricette di famiglia, o si sperimentano in nuove avventure culinarie per mangiare sano e variegato. Questo regala altri momenti belli per la coppia e serve a creare una piccola riserva di cose buone in congelatore, utili anche dopo la nascita quando non si avrà il tempo o l’energia di preparare una cena. A volte una lasagna fatta come si deve può restituire il sorriso dopo una lunga giornata di pianti del bebè.
3.Organizzazione di una piccola rete di persone che hanno competenze specifiche a cui si può fare riferimento quando se ne ha necessità. Prendere contatti fin dalla gravidanza con un’ostetrica per chiederle tutto sulle sensazioni che si provano durante il parto e sulla gestione del neonato è importante come prendere contatto con una consulente per l’allattamento che possa venire in aiuto nei primi giorni dopo la nascita e aiutare a cominciare bene. Non è meno importante contattare una persona di fiducia, che spesso è la mamma o la sorella, per poter chiedere preventivamente un aiuto materiale nelle prime settimane dopo il parto, e qualche volta una colf per stare dietro alla casa in quel tempo in cui alla mamma interessa soltanto stabilire un contatto e una buona sintonia con il bambino, senza avere altri pensieri. Prendere contatto con un consultorio o con un gruppo di mamme con cui ritrovarsi per condividere sentimenti e vissuti prima e dopo la nascita è importante per non sentire la solitudine e l’inadeguatezza del primo periodo e trovare sostegno e accoglienza in un contesto protetto.
4.Gestire gli eventuali lavori di ristrutturazione o traslochi in maniera tale che siano terminati prima della nascita permette alla mamma di trovare la serenità di una quotidianità non disturbata da operai o scatoloni e il tempo di creare un ambiente idoneo ad accogliere il nuovo nato senza pressioni esterne, invasioni all’intimità e pensieri che la distolgano dal benessere della famiglia cresciuta e delle nuove esigenze che emergeranno.
5.Infine, ma non ultimo per importanza, il dialogo tra mamma e papà su come si vuol vivere il primo periodo insieme può essere molto utile per focalizzare i temi importanti e i messaggi che si vogliono trasmettere alle persone intorno. Questo è il momento di accordarsi con i nonni su tempi e modi delle loro visite, spiegando loro le scelte che la coppia ha fatto per il bambino, le circostanze in cui si gradisce il supporto e quelle in cui si preferisce misurarsi con la nuova situazione senza interferenze. Questo è il momento di pensare a come gestire le visite dei parenti , se si gradisce la visita in ospedale, se si preferisce organizzare una piccola festa di benvenuto dopo qualche settimana in modo da avere i primi giorni di tranquillità, o se si intende selezionare alcune persone più intime da ricevere fin da subito e rimandare a più tardi le visite degli altri.
Ogni mamma che si prepara ad affrontare il maternity blues con il supporto attivo del papà, è una mamma che vive e non subisce. La mamma che vive fa delle scelte ed è attiva. Questo non le sconterà il subbuglio ormonale ma la farà sentire più preparata e sostenuta. Sarà una mamma che conosce le cause del suo stato d’animo, ne apprezza il valore e sa che è una situazione transitoria che è perfettamente in grado di affrontare.

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