Durante la gravidanza la mamma vede il suo corpo trasformarsi e percepisce il mondo intorno in modi nuovi e sorprendenti. Dentro di lei si attuano numerose modifiche ormonali e fisiche che portano con sé cambiamenti anche di pensiero e che incidono sulla sua vita di tutti i giorni, sui ritmi di sonno e di veglia, sull’appetito, sul tono dell’umore, sulle preferenze, sull’interpretazione emotiva dei fatti che accadono. Questi cambiamenti a volte mal si accordano con le esigenze quotidiane, e stare dietro a lavoro, gestione della casa, vita di coppia, esigenze familiari varie, e magari uno o più figli da accudire, rendono le ultime settimane di gravidanza davvero stancanti. Alcune mamme soffrono di piccoli disturbi fisici, hanno difficoltà a dormire e si sentono prive di forze, al punto da desiderare che i loro bimbi si decidano a nascere un pochino prima, magari solo qualche giorno.
Proprio in queste situazioni capita loro di sentirsi consigliare un po’ di tutto, a volte anche un tantino a sproposito, ma sempre per venir loro incontro e sempre con le migliori intenzioni. Camminare, salire le scale, fare bagni caldi, fare l’amore sono tutti consigli piuttosto conosciuti e probabilmente in alcuni casi possono aiutare l’utero a prepararsi e la mamma a prendersi dei momenti belli per sé (tranne forse salire le scale che non deve essere piacevolissimo con un pancione quasi a termine).
Quello che difficilmente una mamma si sente dire in questi momenti è che pur essendo bello passeggiare, fare un bagno caldo e fare l’amore, la cosa più bella da fare è fermarsi e chiudere gli occhi un attimo per immaginare come sta il suo bambino nell’utero. Fermarsi a pensare a quante cose sono a lavoro in quel preciso istante, a quante piccole evoluzioni stanno rendendo quel bambino capace di nascere e stanno preparando il suo piccolo corpicino a farsi strada, mentre preparano anche il corpo della mamma alle modifiche necessarie a metterlo al mondo. Sono processi che richiedono un tempo e che non è bene forzare. Sono tempi così individuali che una data presunta del parto non può prevedere, ed è proprio per questo che si presume, ma poi si finisce per aspettare, e sarà solo quel magico incontro di tutti i fattori (ancora oggi oggetto di studio) ad attivare il travaglio.
Si può immaginare il bambino indaffarato a preparare la sua partenza, proprio come facciamo noi alla vigilia di un viaggio. “Avrò preso abbastanza calzini?” Potremmo pensare noi. “Avrò raggiunto la piena maturazione polmonare?” Potrebbe pensare lui. “Forse è meglio lasciare qualche maglia, ne ho prese troppe.” Potremmo pensare noi. “Forse è meglio assorbire un pochino di più questa vernice caseosa che mi protegge la pelle.” Potrebbe pensare lui. E quando tutto è pronto, solo quando davvero il processo è completo, madre natura dice al bambino che può andare e il bambino sa che è proprio così e sa di saperlo fare, così come ogni mamma incerta fino a quel momento, sa partorire.
Se la mamma è libera di ascoltarsi e viene lasciata libera di partorire, suo figlio sarà libero di nascere, quando tutti sono pronti.