Arriva per tutti i genitori, il momento in cui il candore dei bambini li pone di fronte ad interrogativi in contesti particolari e imbarazzanti. Chi ci è già passato può sorriderne e spesso questi episodi diventano pezzi importanti dei racconti di famiglia, quando si ricordano le cose buffe e si ride insieme, ma il momento in cui accadono è spesso quello in cui anche la mamma più amorevole vorrebbe far sparire il proprio figlio, e magari farlo riapparire dieci metri più in là, quando il “pericolo” è passato.
Quando ero piccola ho messo mia madre in questa imbarazzante situazione io stessa e quell’episodio è ormai un cavallo di battaglia dei racconti di famiglia. La scuola materna era chiusa (forse in occasione di qualche festività) e mia madre mi aveva portata nel suo ufficio. Passeggiando nel corridoio mi sono imbattuta in una sua collega molto magra, con capelli cortissimi e abbigliamento maschile. Il candore e la curiosità hanno prodotto la fatidica domanda: “Tu sei maschio o femmina?” e mia madre avrebbe voluto sotterrarsi. Lo so che in questo momento molti genitori avranno ricordato episodi di simile imbarazzo provocati dai loro impertinenti bambini.
Ovviamente i bambini non immaginano che quel che loro chiedono per comprendere il mondo attorno a loro possa offendere, imbarazzare o ferire altre persone. Sono semplicemente di fronte a qualcosa che non riescono a sistemare nelle categorie che hanno imparato a considerare per rapportarsi con la realtà, e da quando hanno imparato a chiedere, utilizzano questa possibilità ad ogni occasione. Conoscendo le cose che possono colpirli, possiamo anticipare queste domande con spiegazioni alla loro portata o con distrazioni che ci evitino di gestire l’imbarazzo, se sono troppo piccoli per un discorso. Se incontriamo per la strada una persona disabile, è probabile che il bambino si accorga che qualcosa in quella persona è diverso rispetto a tutte le altre. Questo suscita il suo interesse e la sua curiosità ed è un atteggiamento sano il suo chiedere spiegazioni al genitore, perché il genitore conosce ogni risposta, ma se ne ha l’occasione potrebbe fare domande direttamente alla persona che suscita il suo interesse. Se gli adulti provano a guardare il mondo con gli occhi di un bambino possono cogliere queste occasioni per insegnare loro cose importantissime, come la bellezza di ogni persona e il rispetto per la diversità. “Guarda tesoro, quel signore è seduto su una sedia con le ruote perché anche se le sue gambe sono malate ha deciso di uscire a fare una passeggiata come noi!” Forse i piccoli non possono cogliere ogni sfumatura dei concetti che vogliamo loro comunicare, ma imparano ogni volta qualcosa di più e strutturano una apertura mentale e relazionale che sarà vantaggiosa per il loro apprendimento e che risparmierà qualche imbarazzo a mamma e papà.

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