Dopo lunghi mesi di attesa, e a volte anche lunghi mesi di tentativi, finalmente è arrivato il bebè e mamma e papà sono presissimi dalle cure del neonato. Poppate, pannolini, colichette, notti insonni, lavatrici, casa in disordine, visite dei parenti, sterilizzatori, carrozzine, seggiolini, biberon, fasciatoio, baby monitor, copertine, bavaglini, ciucci, carillon, stanchezza. Loro vogliono prendersi cura del piccolo, vogliono essere dei genitori impeccabili, vogliono evitare gli errori che fanno gli amici, quelli che hanno subìto da figli e quelli che non farebbero manco i Simpson. I padri si alzano a cullare i bimbi piangenti di notte, le madri si tirano il latte per ammorbidire il seno, i padri vanno in farmacia dodici volte al giorno, la madri chiamano il pediatra dodici volte al giorno, si alternano al cambio del pannolino e al bagnetto all’amido di mais, lei allatta, lui assiste e incoraggia il ruttino, camminano in punta di piedi quando il piccolo dorme e scattano sull’attenti quando il vagito rompe il silenzio, poi si chiedono quanto devono aspettare prima di prenderlo, poi non resistono più di 4 secondi, poi iniziano a dondolare e cullare perché il bebè, si sa, è meglio shakerarlo bene. A mala pena hanno il tempo di guardarsi in faccia con tutto quel lavoro da fare. Spesso non si incontrano neppure a letto perché fanno i turni di guardia come i soldati alla polveriera. E poi ci sono le visite dei parenti. Chi non ha una zia che non vede da dieci anni e che non può resistere alla tentazione di farsi 500 km per venire a trovare il pronipote e vedere a chi somiglia? La casa diventa un porto di mare e devi pure pulirla spesso perché se non hai il pulmino di parenti calabresi che arrivano con carichi di derrate alimentari e multipli doni per il piccolino, certamente avrai una vagonata di amici che non hanno figli e quindi hanno un sacco di tempo per venirti a trovare. Tutti vogliono prendere in braccio il neonato e tutti si sperticano in consigli più o meno improbabili. Quando vanno tutti via, mamma e papà si sentono come dopo la calata degli unni e se il bambino è risentito quanto loro e scarica lo stress piangendo non c’è da sorprendersi!
Sembra che prendersi un periodo per imparare a conoscere il bambino in tranquillità sia la sola cosa da fare per vivere questi momenti con la dovuta concentrazione . Quando ci si trova di fronte ad un impegno che dura una vita, prendersi un periodo per imparare a starci è la cosa migliore per vivere il cambiamento e assumersi le proprie responsabilità. Nelle prime settimane è fondamentale lasciarsi liberi di ascoltare cosa si muove in noi mentre ci sperimentiamo come genitori, è bello contemplare il proprio partner nelle vesti di genitore e darsi il tempo di conoscere anche questo nuovo aspetto della vita, questi nuovi ruoli che pian piano vanno ad affiancarsi alle identità di coppia. Potersi sganciare dalle aspettative sociali, dalle dicerie, dai condizionamenti culturali e dalle costruzioni fantastiche accumulate negli anni precedenti e godersi il momento è merce rarissima. Ma avere lo spazio, la tranquillità e il tempo per potersi dedicare a quei tre, che prima erano due, ma che da ora in poi saranno sempre tre, è un investimento sul futuro di ognuno di loro. Quando lo scombussolamento non sarà più tale, si potranno aprire le porte al mondo e quei tre saranno una squadra invincibile pronta a tutte le sfide del mondo. E’ come un’altra piccola intima gestazione… ma stavolta si fa in tre.

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