Quando ero appena nata non avevo tempo di giocare. Era veramente un periodo molto intenso perché prima di nascere avevo un sacco di tempo libero e non mi ero mai chiesta come sarebbe stato dopo la nascita. In fondo nessuno mi aveva avvertito che avrei dovuto imparare un sacco di cose nuove e stancanti, e che guardarmi attorno sarebbe stato molto faticoso perché non riuscivo a vedere più in là di pochi centimetri, quindi dormivo tantissimo.
In pochi giorni ho imparato come si succhia il capezzolo, come dovevo muovere la lingua e le labbra e come si ingoia. Poi c’è il ruttino, che certe volte proprio non voleva venire e mi faceva venire mal di pancia, ma ormai me la cavo abbastanza bene. Ho imparato che la mamma è quella con il viso tondo e liscio. Mi piaceva la sua voce e il suo odore. Quando c’era lei vicino a me mi sentivo sempre bene, e spesso mi veniva fame. Lei mi faceva stare calda e quando cantava piano piano mi veniva voglia di dormire. Mi piaceva giocare con lei a chiudere e aprire gli occhi, a ciucciarle il mento e le dita e mi piaceva giocare nell’acqua quando mi toglieva tutte quelle cose che chiamava vestitini. Poi ho imparato che c’era il papà, che è tutto diverso dalla mamma. Lui ha il viso peloso ma gli occhi buoni e quando mi prendeva in braccio mi sentivo più al caldo e più in alto. Mi piaceva giocare con lui a fare le facce strane ma lui era molto più bravo di me. Quando lo vedevo mi veniva voglia di sgambettare e sapevo che questa cosa lo faceva impazzire, però doveva mettersi davvero vicino ai miei occhi, altrimenti non capivo bene se era davvero lui.
Adesso riesco a vedere molto più lontano e lo riconosco subito! Anzi riesco a farlo già da molto tempo, da quando ho cominciato a dormire di meno e a giocare di più. Mi sono accorta che questa vita dopo la nascita è piena di giochi bellissimi e quando mamma e papà giocano con me sembrano ancora più belli!
I primi giochi che ho fatto erano piuttosto poco impegnativi, ma molto contemplativi, come ad esempio guardare la luce a pallini che passava dal giardino attraverso la tapparella e si proiettava sul muro. Ci potevo stare anche dieci minuti interi senza annoiarmi. Poi ho scoperto le mie manine, che non sapevo fossero le mie. Le vedevo passare davanti a me in momenti del tutto imprevedibili e poi sparire. Era divertente stare lì ad aspettare che passassero di nuovo, una volta aperte, una volta chiuse, una volta vicino, una volta lontano. Certe volte mi capitavano vicino alla bocca e le assaggiavo. Era molto gratificante. Erano ogni volta diverse e la mia lingua si divertiva a girare intorno alle dita che si muovevano e mi facevano il solletico. Poi quando trovavo il pollice da succhiare mi sembrava che fosse fatto proprio apposta per tenerlo in bocca! Comunque ho imparato presto ad usare le manine per afferrare degli oggetti. Era una soddisfazione immensa e lo è tuttora. Potevo avvicinarli e guardarli meglio e poi ho imparato anche a muoverli verso la bocca per assaggiarli. E’ incredibile quante cose si scoprono assaggiando un oggetto. Dopo mi sembrava quasi di poterlo vedere meglio. Sono diventata sempre più brava a muovermi, e non solo ad usare le manine. Ero capace di girarmi da prona a supina, da supina a prona, sapevo inarcare la schiena e puntare le gambe e le braccia. Da certe posizioni riuscivo a raggiungere gli oggetti e se mi appoggiavo bene sui gomiti potevo starmene anche qualche minuto a pancia in giù mentre assaggiavo qualcosa. Certo, la testa mi pesava un sacco e ogni tanto dovevo riposarmi, ma poi sono diventata più forte e questo non è stato più un problema.
Sono arrivata persino ad acchiapparmi i piedini! E mi posso dondolare come una barchetta mentre li afferro. Ciucciare l’alluce è persino più bello che ciucciare il pollice perché quando lo faccio mamma e papà ridono. A volte mi incanto a guardare le linee delle loro guance, dei loro occhi, dei loro nasi… e poi improvvisamente cambiano, esce fuori una lingua che non sapevo fosse nascosta, fanno un nuovo suono con le labbra, arricciano il naso o si inventano qualcosa di davvero buffo che mi fa ridere. I giochi più belli li faccio sempre con loro. Il cucù settete per esempio è uno dei più belli. Chissà come fanno a far sparire la faccia e poi a farla tornare! A volte i grandi mi regalano dei giocattoli… forse non si ricordano che ci sono cose molto più divertenti con cui giocare. Magari li userò quando sarò più grande, ma in questi primi sei mesi ammetto che non li ho considerati un granché.

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