I giocattoli per bambini piccoli sono oggi moltissimi, coloratissimi, performantissimi. Catturano lo sguardo, suonano, si illuminano, hanno un selettore per la lingua o per la musica. Sembra che se non bombardiamo il piccolo con decine di informazioni ne possa risentire in qualche modo il suo sviluppo. Tutto questo in realtà è abbastanza superfluo, soprattutto nel primo anno di vita, in cui il bambino sperimenta il gioco a partire dall’esplorazione di sé e del mondo che lo circonda. Già dalle prime settimane di vita, infatti, il bambino reagisce agli stimoli del suo ambiente, si relaziona con i genitori e i fratelli, ed ogni giorno acquisisce nuove competenze attraverso il gioco.
Non servono giocattoli che fanno tutto da soli, che hanno un attrattiva limitata nel tempo, ma oggetti semplici di uso quotidiano, che il bambino possa esplorare con lo sguardo, con il tocco, e con l’immancabile assaggio. Un pochino di fantasia e la condivisione del momento, trasformeranno un semplice cubo di stoffa colorata in una divertente avventura se la mamma è lì accanto. Se l’oggetto viene proposto con entusiasmo il bambino riceverà dai genitori la prima informazione utile: stiamo per fare qualcosa di divertente insieme. Da qui nasce il gioco: osservare, toccare l’oggetto, metterlo in bocca, controllare l’espressione del viso di mamma e papà. Non serve che l’oggetto si muova, che emetta suoni o musiche, che parli inglese. Serve condividere questa esplorazione e la gioia dei piccoli successi che contiene per crescere.
Le palestrine colorate che intrattengono bimbi di pochi mesi, offrono loro molti stimoli allo stesso tempo ma li privano di una fondamentale opportunità. Possiedono almeno 3 pupazzi colorati appesi sotto la traversa con cui il bambino si relaziona ogni volta, osserva le forme e i colori, a volte ascolta la musica che proviene dal giocattolo e prova ad afferrare i pupazzi di plastica o di stoffa. La naturale prosecuzione del gioco esplorativo sarebbe poi portare questi oggetti alla bocca per completare la raccolta di informazioni, ma spesso i giocattoli sono fissati alla traversa e impediscono al bambino di esercitare questa abilità, generando un vissuto di frustrazione. Questa stessa modalità è presente in alcuni modelli di sdraietta che hanno piccoli giocattoli fissati davanti o nelle giostrine appese sopra il lettino che hanno pupazzi colorati e affascinanti addirittura impossibili da raggiungere. Se i materiali sono scelti con cura e le forme e le dimensioni dei pupazzi sono adeguati all’età del bambino non c’è alcun pericolo a lasciargli afferrare questi oggetti.
Quando il bambino è abile nel manipolare gli oggetti e sa stare seduto da solo, la sua attenzione è più facilmente attratta dal gioco attivo e passa quindi dalla contemplazione la prensione e l’assaggio, alle prove di abilità quali il lancio, lo scuotimento, il passaggio dell’oggetto da una manina all’altra, prendere e lasciare, sbattere e tirare. Queste attività sono importantissime per comprendere la natura delle cose, per acquisire nuove capacità di manipolazione e passare al controllo fine della prensione. Il bambino infatti comincia ad utilizzare la manina con maggior competenza, a opporre il pollice per afferrare più saldamente i giocattoli e ad usare le dita per prendere oggetti più piccoli. Inoltre la ripetizione offre al bambino la possibilità di confermare le sensazioni che prova e di acquisire le nuove abilità attraverso l’esercizio.
Il gioco del bambino è un continuo apprendimento e la condivisione di questi momenti arricchisce la sua vita affettiva. Per questo motivo vuol mostrare alla mamma o al papà ogni oggetto che riesce a prendere. L’approvazione e la partecipazione dei genitori sono per lui molto gratificanti. Lo sguardo benevolo e la presenza partecipe contribuiscono a generare la fiducia nelle sue capacità e alimentano la sensazione di benessere e serenità che sono fondamentali per un apprendimento naturale.

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