Parlare di paternità oggi significa parlare di un ruolo in evoluzione, in rapido cambiamento.
Quando la coppia è in dolce attesa tutte le attenzioni si concentrano sulla futura mamma e le domande sulla sua salute e sulle aspettative che riguardano il bambino sembrano riguardare quasi soltanto lei. Eppure i padri in attesa sono molto più partecipi di quanto non fossero qualche decennio fa. La gestazione è un momento di grandi cambiamenti anche per loro, di nuove priorità che si affacciano, di aspettative e di domande.
Il ruolo sociale del padre è molto cambiato e i nuovi papà, più partecipi e sensibili, più attivi nella cura dei piccoli, più aperti a condividere rispetto ai loro stessi padri, stanno affacciandosi con curiosità ad una fase della vita importante per la quale non hanno modelli di riferimento.
I loro padri sono nonni amorevoli, disposti a prendersi cura dei nipotini, ma che non hanno partecipato nella stessa maniera alla cura dei loro figli. Era un momento storico in cui difficilmente l’uomo entrava nel merito delle prime cure e il ruolo paterno si esercitava in un periodo successivo della vita dei bambini.
I padri di oggi dunque sono come dei pionieri, che sperimentano un ruolo di accudimento storicamente ad esclusivo appannaggio femminile, sentendosi a volte definire a sproposito dei “mammi” come se la figura del papà amorevole, che culla e conforta, che cambia il pannolino, che coccola il bebè sia impensabile. La loro invece è una vera e propria rivoluzione dei concetti finora assunti per scontati, e il loro ruolo si sta arricchendo di innumerevoli possibilità e sfide. I nuovi papà, supportano la mamma fin dalla gravidanza, partecipando ai corsi di accompagnamento alla nascita, alle visite ginecologiche, alle ecografie, alla scelta delle mille cose da acquistare per il bebè in arrivo. Pur trovandosi spesso spaesati in un mondo di cui non hanno fatto esperienza neppure per gioco e dunque non hanno mai immaginato, si cimentano a volte goffamente a volte scoprendosi perfettamente a loro agio. Il loro sguardo disincantato è una risorsa preziosissima per la mamma che si sente seguita, accompagnata, sostenuta e può affidarsi con serenità. I nuovi papà sono uomini che vogliono esserci al momento della nascita, vogliono vivere l’emozione di quel giorno magico assieme alla mamma dei loro figli, vogliono condividere, supportare, emozionarsi. Si prendono le ferie per stare con la famiglia nei primi giorni dopo l’arrivo del bebè, alcuni chiedono il congedo di paternità, si alzano a cullare i neonati in piena notte, fanno gli addetti al ruttino e sono il forte ramo della quercia a cui il bimbo può ricorrere per sdraiarsi come un leopardo quando ha male al pancino.
I nuovi papà sono coinvolti e partecipi, si trovano in un momento di scoperta, stanno costruendo nuove competenze, si stanno avvicinando alla donna per condividere le cure dei figli e la costruzione del ruolo genitoriale, ma senza perdere quanto acquisito finora, senza fondersi con la madre, ma cercando un nuovo modo di essere padri. Stanno trovando il loro modo, ma sono in una fase di transizione e avrebbero bisogno di trovare anche spazi di ascolto e confronto, che accolgano i loro dubbi, che li lascino esprimere, che creino un gruppo di appartenenza in cui rinforzare il loro nuovo meraviglioso ruolo di papà partecipi.
I corsi di preparazione alla nascita sono troppo centrati sulla madre e spesso i padri sono ammessi solo in alcuni incontri. Difficilmente sono invitati a condividere e se questo accade non hanno dimestichezza con l’idea di aprirsi e parlare dei propri sentimenti rispetto alla paternità imminente. Sarebbe estremamente utile dare la possibilità ai futuri papà di confrontarsi in un contesto a loro dedicato, in cui non ci siano le paure materne e la fisiologia del parto ad occupare tutto lo spazio, in cui ci sia priorità per loro e tempo per vincere anche la reticenza ad aprirsi. Un tempo utile ai padri, che sarà un investimento per tutta la famiglia.

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