Assodato che il bambino non è in grado di alimentarsi senza utilizzare il riflesso di suzione prima di sei mesi di vita, dimostrata la valenza nutrizionale del latte materno anche oltre questa fatidica soglia, esplorato il significato che ha per il bambino l’inizio dello svezzamento, perché non concedergli un passaggio graduale e naturale nel rispetto delle sue esigenze e dei tempi che gli sono congeniali?
L’esplorazione dell’universo dei cibi solidi è di grandissimo interesse per il bambino, che è intenzionato alla scoperta più che all’alimentazione e dunque non è in grado di correlare quel gioco del cucchiaino con l’idea di nutrirsi. Sta imitando quel che vede fare ai genitori e non è interessato alla pappa vegetale, ma al piatto di fettuccine che si arrotolano nella forchetta di papà. Osservare è il primo passo del suo apprendimento e così segue ogni movimento, anche quello complicato che permette alla forchetta di tirare su la pasta, e poi segue il boccone fino alla bocca e osserva sbalordito le fettuccine che spariscono. A quell’età non ha ancora la capacità di comprendere che una cosa che non vede più continua ad esistere fuori dal suo sguardo, quindi non è consapevole del fatto che dentro la bocca i denti stanno masticando e che le fettuccine non sono sparite. Per lui la cosa affascinante è la faccia strana del papà mentre mastica, oppure seguire la forchetta che si abbassa e ricomincia ad arrotolare, o forse la mano che posa la forchetta prende una bottiglia e versa un liquido in un bicchiere. Sono tutti giochi nuovi e osservando immagazzina informazioni che gli serviranno per poi riprodurli. Non appena sarà abbastanza grande, darà da mangiare a tutti i suoi orsacchiotti, esattamente come ha visto fare mille volte ai genitori. L’imitazione è la forza del suo apprendimento. E’ per questo che vuole assaggiare quello che c’è nel piatto dei grandi. E’ per questo che non c’è alcuna controindicazione nel lasciarglielo fare. Ma non ha i denti! Certo, non gli proporremo una forchettata di fettuccine, ma un minuscolo pezzettino di pasta morbida da assaggiare e con cui misurarsi. Forse la leccherà, forse la sputerà, forse la ingoierà, o forse sembrerà ingoiarla e poi la rivedremo spuntare tra le sue labbra. Sta esplorando ed è felice di essere ammesso in questo gioco. E se ne chiederà ancora, ritaglieremo un altro minuscolo pezzettino per lui. Questo non avrà alcuna ripercussione sul suo pasto perché lui non sta mangiando, sta conoscendo il mondo. Il seno resta lì a sua disposizione, per nutrirlo e rassicurarlo. Quando sarà cresciuto e i suoi assaggi cominceranno a riempirgli un po’ il pancino ne chiederà meno e pian piano, come per magia, il piccolo esploratore sostituirà da solo una poppata con un pasto semisolido. Il cibo che mangiano i genitori va benissimo (purché i genitori non siano appassionati di cibo spazzatura), quel che è importante è sminuzzarlo, schiacciarlo o sfilacciarlo in modo che la sua esperienza sia graduale e sicura. Insomma nessun problema se dopo aver ciucciato una scorza di pane, assaggiato un minuscolo pezzo di fettuccina, un frammento di zucchina, e un dito sporco di purè di patate, il bambino voglia attaccarsi al seno. Quel che ha assaggiato non lo ha saziato in termini di calorie, ma sta alimentando il suo sapere e la sua competenza.

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