Non possiamo ricordare quel che abbiamo provato prima di nascere,ma abbiamo molte notizie che ci aiutano ad immaginarlo, e quando c’è un bebè in arrivo soffermarsi a pensare al suo mondo ci aiuta a conoscerlo un po’ prima ancora di averlo tra le braccia.
Cosa sperimenta questo piccolo essere umano nella sua vita prima della nascita?
Il suo mondo è un mare tropicale in cui non esiste un sopra e un sotto. Il suo corpo nudo può scivolare sulla superficie interna di questo mondo a forma di uovo e capovolgersi a piacimento senza provare fastidio se si trova a testa in giù. Il liquido caldo che lo circonda contiene le stesse cellule del suo corpo ed è sempre stato lì, serve a star caldi anche se l’idea del freddo non esiste, serve a sostenere anche se l’idea della gravità è inimmaginabile. Muoversi è facile, anche se i movimenti non sono sempre intenzionali, eppure ci sono cose che danno piacere e vengono ricercate appositamente. Stendere una gamba e appoggiare il piede contro la parete uterina. Dev’essere morbida, ma al contempo non cede e da sicurezza! Muovere le manine nel liquido e afferrare qualcosa. Caspita ma quel funicolo elastico che fluttua è interessante da toccare! E quelle cose laggiù sono forse i piedini? La vista non è molto utile in questo mondo, così è soltanto un senso periferico, che si sviluppa tardi e che non viene molto esercitato. Si vede sfocato e in penombra, come se tutto fosse di un soffice color porpora, a volte più chiaro se la mamma mette il pancione al sole. Magari è proprio in quell’occasione che il mare tropicale sembra l’interno di un uovo, si intravede quel cuscino bulboso della placenta e il funicolo che la collega al bambino.
Il tatto invece è utilissimo! Tutta la pelle è sensibile e stimolata e la competenza è già altissima. A volte succhiare il pollice fa star sereni e tranquilli anche dentro la pancia! E poi il gusto e l’olfatto sono già operativi. Quando siamo a bocca aperta assaggiamo questo liquido caldo: ha un sapore familiare che non sappiamo descrivere. Forse sa di mamma, ma non sappiamo cosa sia la mamma. Forse è qualcosa di caldo, di buono, di pulsante. Pulsante come quel battito che fa da colonna sonora costante all’esistenza. Tu tum, tu tum, tu tum. Ogni giorno, ogni notte, fin da quando i timpani hanno iniziato a funzionare. Quel tu tum nel liquido si attenua e diventa un suono dolce e ovattato, ci culla e ci fa sentire bene. Ad ascoltare bene sentiamo anche un suono diverso, un fluire continuo, la vita che scorre nelle grandi vene e arterie della mamma, e ogni tanto dei rumori diversi e irregolari, ma che impariamo a riconoscere e a considerare familiari. Sono i rumori della digestione,una cosa che ci è ancora sconosciuta. A noi non viene in mente che si debba mangiare e digerire per vivere. Nel nostro mare tropicale sono cose che non accadono. Ma un giorno saremo così ingombranti che questo mare sembrerà troppo piccolo, e anche se si sta bene davvero, qualcosa ci convincerà che è il caso di uscire. Certo, non sappiamo cosa troveremo, ma è più forte di noi… dobbiamo andare…

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