L’apprendimento del bambino è un processo continuo e inarrestabile che segue e permette la sua crescita. La vita è una paelstra continua in cui il piccolo si muove prima a tentoni, poi osservando, poi immagazinando, poi replicando, instancabile. Per questo il bambino che impara è spesso di difficile gestione per l’adulto. Non è in grado di comprendere che aprire il rubinetto del bidet e allagare il bagno ogni giorno è seccante per chi deve poi asciugare. Così come l’adulto non riesce a comprendere come aprire il rubinetto del bidet e guardare l’acqua che scorre sapendo di aver provocato un simile effetto magico sul mondo è inebriante per chi sperimenta questa nuova capacità. Il bambino ha osservato per mesi gli adulti che aprivano e chiudevano i rubinetti. Ha immagazinato l’informazione e la sequenzialità dei gesti, poi finalmente un giorno è arrivato da solo ad un rubinetto ed è riuscito ad aprirlo e innescare quella meravigliosa reazione. La mancanza di riconoscimento di questo incredibile traguardo raggiunto lo lascia spaesato, e non capisce come mai la mamma e il papà non siano felici di come stia diventando capace di attuare delle manovre complesse senza aiuto. Il momento in cui queste capacità emergono è inserito nello sviluppo in un preciso periodo, che potrebbe essere interpretato come una finestra temporale adeguata. Non prima, quando non sono completi i presupposti, e non dopo quando è tardi per sperimentare, ma in quel preciso momento evolutivo, quando ripetere più volte la stessa azione costruisce un modello di comportamento, conferisce abilità, fa acquisire competenza, entusiasma il bambino che sembra non stancarsi mai di ripetere. Ad un certo punto, però, magicamente come è iniziato, il comportamento cessa. E’ stato acquisito. Non serve più replicarlo, è interiorizzato. Il bambino è capace, ha capito, sa.
Ogni tappa di sviluppo fisico va a braccetto con un momento evolutivo di tipo cognitivo, emotivo, relazionale. Il bambino acquisisce competenze che vanno ad integrarsi. Quando acquisisce il controllo autonomo del capo il neonato ha fisicamente raggiunto un nuovo livello nell’interazione con il mondo potendo ruotare la testa, tenerla sollevata, guardare intenzionalmente dove desidera. Questo traguardo porta con sé una catena di conseguenze su altri piani, come ad esempio la capacità di concentrarsi sull’osservazione di oggetti, di mantenere a fuoco lo sguardo oltre la breve distanza fino ad allora usuale, di cogliere i movimenti del proprio corpo pur non sapendo ancora di stare osservando se stesso, di interagire emotivamente con più persone, di attivare risposte relazionali. Man mano che il piccolo cresce, ogni tappa raggiunta porterà con sé una fila di nuove competenze, esplorazioni, abilità e a guardarlo misurarsi con tutta questa mole di cambiamenti anche gli adulti possono sopportare meglio l’allagamento del bagno, fin quando il piccolo esploratore non passerà a svuotare il cassetto delle pentole, o a qualche altra occupazione a prima vista fastidiosa e/o insignificante per noi, ma per lui estremamente importante al fine di acquisire la fiducia in sé e nelle proprie capacità, e procedere spedito verso l’indipendenza. Opporre resistenza a questi comportamenti può generare nel bambino risentimento, in quanto viene percepita l’intenzione di non lasciarlo sperimentare quello che entusiasticamente lo attrae, su cui si concentra gioioso, e che lo appaga. I grandi chiamano questo risentimento “capriccio” mentre più probabilmente è spesso un bisogno insoddisfatto. Nella maggior parte dei casi l’attività prescelta non è pericolosa per la sua sicurezza, ma è fastidiosa nell’ordine generale delle cose, turba il mondo ordinato e strutturato degli adulti, che reputando di primaria importanza educare il figlio a rispettare schemi socialmente condivisi, provano a condurlo con le buone o anche no, ad adeguarsi. Lasciarlo esplorare con partecipazione empatica (osservando e monitorando senza intervenire fin quando le condizioni di sicurezza sono presenti) sembra troppo spesso una fatica improponibile, e ancor più spesso viene negativamente etichettata dall’esterno, dunque o per convinzione o per non apparire dei pessimi genitori, molti preferiscono togliere la chiave dello sportello della libreria piuttosto che assistere un centinaio di volte al tentativo del baby scassinatore di girare la chiave nella toppa.

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