Giocare con un bambino piccolo è un’esperienza interessante per gli adulti che scelgono di non insegnare ai piccoli come si fa, ma di stare con loro, partecipare emotivamente e osservare. Il gioco adulto segue regole e codici che il bambino non conosce, per lui il gioco segue altre leggi e l’esplorazione è già divertimento. Per aiutarci a comprendere dobbiamo fare attenzione a non confondere il giocattolo con il gioco. Il giocattolo, come ogni altro oggetto con cui il bambino si intrattiene, è qualcosa che offre una serie di opportunità, il gioco è l’opportunità scelta o inventata per quella occasione. Questo è tanto più vero quanto più il bambino cresce, e continua ad essere vero fin quando il bambino è libero di giocare in modo non strutturato. Il gioco regolamentato, che appassiona anche molti adulti, si acquisisce in un momento successivo dello sviluppo.
Dunque se il bimbo non impila i cubi ma li lancia dal seggiolone non ha bisogno di imparare come si gioca, sta già imparando moltissimo. Probabilmente una volta lanciato l’oggetto, lo segue con lo sguardo fino a terra e sorride se qualcuno lo raccoglie e glielo porge di nuovo. Il gioco gli serve per conoscere e imparare nuove cose. Impara qual è il rumore dell’oggetto quando lo sbatte o lo lancia. Impara come cade e dove si ferma. Impara a misurare le distanze. Impara i gesti più idonei per lanciare o per sbattere. Ci sono poi le acquisizioni profonde che riguardano la sicurezza di sé e lo sviluppo relazionale. Lanciare un oggetto regala al bambino la sensazione di aver prodotto un effetto sul mondo. Quell’oggetto che era nelle sue manine ora si trova sul pavimento. Un’azione concreta che tutti possono constatare e che provoca effetti intorno. Produce uno spostamento nello spazio, un rumore, una reazione nelle altre persone. Tutto questo è estremamente gratificante.
Per i bambini è importante condividere l’esperienza di gioco più della scelta del giocattolo. La presenza partecipe dell’adulto aiuta il bambino a relazionarsi con il mondo. Se non c’è la mamma a raccogliere il cubo gettato giù dal seggiolone, il divertimento, l’esplorazione, la relazione e l’apprendimento sono ridotti. Se non c’è il papà a far rotolare una pallina, o ad osservare il suo bambino mentre sbatacchia un sonaglio, l’esperienza di gioco è impoverita.
La condivisione non implica per forza giocare assieme, ma è un momento di compartecipazione.
Per gli adulti è fonte di informazioni sui loro piccoli, perché attraverso il gioco si possono osservare tutte le abilità acquisite dai bimbi e quelle su cui stanno lavorando. Il bambino sente l’esigenza di incrementare le sue capacità e si esercita giocando, ripetendo lo stesso gioco innumerevoli volte fin quando riesce a padroneggiarlo. Osservandolo si può cogliere l’evoluzione dell’apprendimento, e quanto più si condivide l’esperienza tanto più il bambino sentirà crescere il suo senso di fiducia. Ogni situazione può diventare un gioco ed essere molto divertente, senza alcuna presenza di giocattoli.

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