Durante i primi mesi della sua vita il bambino ha giocato con diversi oggetti o giocattoli fin quando questi restavano a portata di mano e all’interno del suo campo visivo. Crescendo ha imparato a manipolarli con maggiore padronanza, a conoscerli e riconoscerli, ma una volta spariti dalla sua vista il bambino non li cercava. Bastava nascondere una pallina dietro una scatola e la pallina magicamente non esisteva più. Bastava alzare la scatola per rivelare la presenza della pallina ed evocare la sorpresa nel bambino. Il gioco del cucù settete, tanto amato dai piccoli, è per loro una sorta di magia eccitante. Chissà come fa il papà a sparire dietro un tovagliolo e poi a tornare sorridendo. I presupposti per cui questo gioco funziona per mesi sono scritti nel sistema cognitivo immaturo del bebè. Riconoscere il viso familiare che appare è una gioia e una sorpresa, la condivisione del gioco è gratificante, e intanto il bambino impara che il papà scompare e riappare e inizia a costruire un nuovo schema cognitivo che gli consentirà di acquisire, poco dopo, la capacità di aspettare trepidante che ricompaia o di cercarlo dietro al tovagliolo.
Per i piccoli quel che sparisce dalla vista non c’è. Non hanno ancora acquisito la consapevolezza della presenza al di là del proprio sguardo. Se la mamma si muove in un’altra stanza il bambino non è in grado di vederla e pensa che non esista più. Per questo motivo è molto angosciato quando ha bisogno di lei e non la trova con lo sguardo. Non è abbastanza maturo per comprendere che la mamma è nella stanza accanto e crede di essere stato abbandonato. Soltanto al suo ritorno si tranquillizza, perché la certezza della sua presenza lo rassicura.
Quando acquisisce la capacità cognitiva di seguire, impara che le persone si muovono, entrano ed escono dagli ambienti, gli oggetti restano dove sono se non li guardiamo o se altri oggetti ne coprono la visuale. E’ una acquisizione importante che accade nella seconda metà del primo anno di vita, intorno agli 8 mesi. Un momento epocale per la vita cognitiva e relazionale.
A questo punto la mamma si può chiamare e aspettare con impazienza, perché la consapevolezza che è nell’altra stanza è stata acquisita. Il giocattolo esiste anche se c’è una scatola davanti o se cade sul pavimento. L’oggetto si può cercare con lo sguardo o seguire mentre si sposta. Gettare un giocattolo giù dal seggiolone e poi seguire il suo percorso affacciandosi per vedere dove va, diventa un gioco affascinantissimo che il bambino ripete spesso per convincersi che davvero quando non lo vede più il giocattolo esiste ancora. Quando i genitori conoscono questa fase evolutiva non sono dispiaciuti di veder gettare i giocattoli a terra perché sanno che il loro figlio sta imparando. Raccoglieranno 20 volte il giocattolo per guardarlo volare altrettante volte, seguìto dalla testolina inclinata e dal sorriso gioioso del loro bimbo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *