Ormai anche la neomamma meno informata sa che allattare è importante e che la natura le ha dato tutti i requisiti fisiologici per poterlo fare senza difficoltà. Eppure sembra che le percentuali di madri che allattano siano molto basse. Come mai la natura ci ha dotato di un sistema per provvedere alla sopravvivenza dei nostri cuccioli e poi 6 mamme su 10 non riescono a usarlo? Se la natura potesse parlare risponderebbe: “Non è a me che dovete fare una simile domanda. Vi ho fornito di tutto quel che serve: ormoni, struttura fisica, istinto.”
Quando una donna è gravida, il suo interesse per le tematiche del parto e dell’accudimento del neonato cresce e cerca soddisfazione. Spesso i corsi di accompagnamento alla nascita, e i forum di mamme offrono moltissime informazioni e non è raro giungere al giorno del travaglio con una mole di informazioni piuttosto vasta, ma anche variegata e spesso discorde. Sull’allattamento mediamente si posseggono informazioni sommarie, come se fosse una cosa banale.
“Infatti lo è.” Direbbe la natura se potesse parlare. “Quando nasce un bebè il cocktail di ormoni in circolo nel corpo della mamma cambia e garantisce che il piccolo riceva il colostro nei primi giorni e il latte materno in seguito. Nulla di più facile. Non bisogna fare altro che attaccarlo al seno.”
Se la mamma ha ricevuto questo genere di informazioni durante i mesi precedenti al parto deve avere la fortuna di essere assistita in maniera non invasiva, in maniera tale che i suoi processi fisiologici di parto, secondamento e attaccamento possano andare come la natura ha pensato, consentendole di vivere in maniera istintiva e spontanea la nascita e il legame con il proprio bambino. Questi sono requisiti importantissimi per un buon avvio dell’allattamento.
La neomamma deve essere fortunata ad aver potuto attaccare al seno il bambino entro la prima ora dalla nascita quando il suo istinto di suzione è molto forte e facilita l’apprendimento della corretta tecnica di allattamento. Se nella struttura è possibile far riferimento ad una consulente per l’allattamento per essere seguita e incoraggiata nei primi giorni ed è previsto il rooming-in, una pratica che consiste nel tenere il proprio bebè accanto 24 ore al giorno, la mamma ha ottime possibilità di poter stabilire un primo legame attraverso la vicinanza fisica che garantisce al bebè di assumere attraverso il colostro importanti agenti protettivi immunologici oltre che i nutrienti necessari ad adattarsi alla vita extrauterina. Se la neomamma ha avuto tutte queste fortune, speriamo che abbia anche la fortuna di non ricevere pressioni familiari o mediche sul momento della montata lattea e che nessuno le suggerisca di dare l’aggiunta in un momento così delicato. La stimolazione del capezzolo induce gli ormoni a produrre quel che serve e interferire sarebbe dannoso per il buon avvio dell’allattamento. Giunta a questo punto, la mamma può essere dimessa, ma c’è da sperare che non riceva una valigetta piena di pubblicità che incoraggiano l’utilizzo di succhiotti, tettarelle, latti artificiali, senza corrette informazioni o che non riceva qualcuno di questi oggetti in omaggio. Una uscita fortunata dovrebbe portare con sé fiducia nelle proprie capacità, informazioni corrette sull’allattamento e i bisogni del neonato, notizie utili come le reti di sostegno presenti nel territorio e i recapiti di persone informate e competenti in caso siano necessarie.
Con questo bagaglio può cominciare la sua avventura di mamma che allatta, sperando che anche il papà abbia accesso alle informazioni suddette e possa supportarla e fare fronte assieme a lei alle eventuali difficoltà. Giunta a casa la sua fortuna sarebbe quella di trovare un discreto aiuto psicologico e materiale da parte delle persone più care, che siano affettuose e non giudicanti, disposte a dare una mano ma non invadenti. Tutto questo sarebbe certamente un ottimo inizio e molte neomadri arrivate a questo punto possono già raccontare di aver avuto delle lacune. Sarebbe fortunata una mamma che potesse scegliere di allattare fisicamente in ogni luogo, quando il bambino lo desidera, senza subire sguardi sdegnati o morbosi. Sarebbe fortunata insomma, una madre che possa essere sé stessa, ascoltare e osservare il proprio bambino e andare incontro alle necessità man mano che si presentano, con una rubrica di persone di fiducia da chiamare se serve, ma anche no perché si fida di sé stessa, del proprio intuito e delle proprie capacità genitoriali. Esattamente come la natura ha progettato. E poi sarebbe fortunata se tutto questo non fosse una fortuna da augurarsi, ma una semplice e scontata normalità.

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