Quando nasci non immagini che la tua prima infanzia sarà dominata da una cosa chiamata fluff assorbente e che avrai svariati strati di ovatta tra le cosce, orsetti disegnati sull’ombelico ed elastici fastidiosi all’inguine ben oltre l’acquisizione della deambulazione. Per fortuna quando cresci non te ne ricordi, ma le donne hanno modo di rispolverare un pochino quella sensazione (per fortuna senza orsetti)che non si può non definire spiacevole, più o meno ogni 28 giorni.
Ma questo pannolino fa parte dei bisogni fondamentali di un neonato?
Proviamo a chiedere ad un campione casuale di persone di cosa ha bisogno un neonato. La maggior parte risponde: mangiare, dormire, avere il pannolino pulito. Accidenti, sembra che questo pannolino faccia parte del trittico fondamentale. Un bisogno primario.
Ma un bisogno di chi? Quando mi sono posta questa domanda per la prima volta si è spalancato un mondo nuovo davanti ai miei occhi. Siamo così presi dai nostri bisogni che non ci accorgiamo quanto li imponiamo, senza alcuna premeditazione o cattiveria, anche ai nostri figli.
Il neonato ha sperimentato nel grembo materno una condizione di nirvana irripetibile, in cui stare nudo e fluttuare era scontato e imprescindibile. Cosa potrebbe portarlo a desiderare di essere incellofanato h24 fin da subito dopo la nascita? E’ ovvio che questa pratica ha dei vantaggi esclusivamente per gli adulti.
Un bebè non ha alcuna predilezione per la dermatite da pannolino e neppure una smodata passione per le spatolate di crema allo zinco. Prendiamone atto. Questo pannolino fa comodo a noi grandi. E basta.
Detto ciò, mica vogliamo demonizzare questa meravigliosa invenzione!
Conoscere esattamente la collocazione di un bisogno ci aiuta a ridimensionare tutto quel che lo circonda. Ok, figlio, sono io che ho bisogno di metterti il pannolino, perché onestamente sono già abbastanza scombussolata dal tuo arrivo e vorrei risparmiarmi di pulire continuamente i luoghi in cui la tua santissima pipì decida di fuoriuscire. E sorvoliamo sulla popò. Però mi rendo conto che ti chiedo molto e soprattutto che non ti offro alcuna alternativa contrattuale. Forse se tu potessi dire la tua potremmo trovare un punto di incontro. Come dici? Devo mettermi io nei tuoi panni perché tu sei piccolo e il mio compito genitoriale è proprio quello di cercare una mediazione funzionale ed efficiente tra i nostri bisogni? Ok. Mi hai convinto.
In effetti esistono anche delle soluzioni più bimbo-compatibili. I pannolini li fanno anche in materiali ecologici, senza sbiancanti che irritano la pelle, oppure in fibra di mais. Sembra che la percentuale delle dermatiti sia inferiore e che anche l’ambiente ne giovi di più. Un bambino consuma tonnellate di pannolini che impiegano anni a biodegradarsi e se sono confezionati in materiali ecologici l’ambiente li smaltisce meglio. Ma esistono anche pannolini che non devono essere gettati! Torniamo indietro nel tempo? Beh una volta si usavano i sorrisi, fazzoletti triangolari avvolti come pannolini e fermati con spille da balia. Oggi ci sono le versioni moderne, realizzate in fibre ecologiche, sagomate, con inserti sovrapponibili e mutandine cerate per proteggere i vestiti. Le dermatiti si riducono ancor di più. Questo significa meno spesa in creme e meno spatolamenti di zinco. Beh, c’è anche una piccola percentuale di genitori che sceglie di non usare affatto i pannolini! Ma come fanno? Si chiama EC (Education Communication) e alla base di tutto c’è la convinzione che osservando il bambino e i suoi segnali, il genitore attento possa comprendere quando sta per evacuare.
Accidenti quanti gradi intermedi esistono tra il mio bisogno di metterti il pannolino e il tuo bisogno di sgambettare libero. Comincerò con il lasciarti nudo sul fasciatoio più lungo, giocando insieme e lasciando respirare la tua pelle.
Ma allora, se il pannolino non è un bisogno primario, il trittico come lo completiamo?
Mangiare, dormire e…?
Sono sicura che lo sapete… e non mi dite che è il ruttino!

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